Oltrerischio

Dalla resilienza all'antifragilità: Architetture, pratiche, comunità

a cura di Emilia Corradi

con contributi di: Cassandra Cozza, Francesca Vigotti, Camillo Frattari, Stefano Sartorio, Francesco Airoldi, Malvina Ongaro, Daniele Chiffi, Pavel Janda

Le città e i territori si trovano a dover affrontare una molteplicità di rischi aggravati dall’incertezza, dal cambiamento climatico e dalla crisi ambientale. L’intensificarsi degli eventi estremi li rende sempre più fragili ed esposti a fenomeni come terremoti, inondazioni, frane, siccità, incendi, ecc., che possono creare scenari multirischio, dove la soluzione di un problema potrebbe involontariamente aumentare un altro tipo di pericolo. L’interdipendenza tra i diversi fenomeni e la loro propagazione spaziale rende il problema non più una somma di singoli rischi ma un sistema complesso, i cui effetti non riguardano solo i luoghi ma anche chi li abita.

A partire da questa premessa, il volume concentra l’attenzione sul ruolo delle strategie partecipative intese come elemento centrale per costruire consapevolezza, prevenzione, capacità di risposta e per costruire comunità preparate nei processi di Riduzione e Gestione del Rischio di Disastri (DRR/DRM) e di Adattamento al Cambiamento Climatico (CCA).

Il coinvolgimento attivo degli abitanti è considerato un processo di co-costruzione nella conoscenza del rischio, capace di integrare saperi tecnici e conoscenza locale.

In questa ottica il rischio viene percepito come una realtà concreta e condivisa, utile a favorire il passaggio dal concetto di resilienza, intesa come la capacità del sistema di assorbire uno shock e ritornare alla condizione precedente, a quello di antifragilità in base al quale il sistema ha la capacità di trasformare le crisi, le incertezze e la vulnerabilità in opportunità di miglioramento e rigenerazione.

Il modello di attivazione dei processi di coprogettazione e di educazione alla prevenzione del rischio in contesti fragili è stato sviluppato attraverso la comparazione con casi di studio internazionali e pratiche partecipative.

Il volume indentifica la cornice concettuale di riferimento, indaga il tema del DRR, DRM e CCA nelle sue implicazioni con l’ambiente costruito e il patrimonio culturale e analizza le esperienze di coprogettazione basate sull’educazione spaziale per DRR, DRM e CCA. L’approccio di Yasmeen Lari, con la Barefoot Social Architecture, è stato rilevante per comprendere come la trasmissione di conoscenze tecniche semplici possa emancipare le comunità e renderle protagoniste di processi di autocostruzione sicura.

Il volume è diviso in tre parti:

Prima Parte: TERRITORI / COMUNITÀ

Seconda Parte: PARTECIPAZIONE / COPROGETTAZIONE

Terza Parte: STRATEGIE & PROOF OF CONCEPT

Le prime due parti approfondiscono principi, valori e approcci teorici sul tema.

La terza parte sperimenta l’approccio antifragile nel territorio della Lomellina per verifica­re la tenuta della metodologia e sperimentare forme di coprogettazione applicata.

L’immagine sintetizza il metodo di lavoro utilizzato, attraverso strumenti partecipativi e multidisciplinari come workshop, interviste, focus group ed esercitazioni le comunità contribuiscono a identificare criticità, migliorare l’efficacia delle strategie di prevenzione e sviluppare scenari di progettazione condivisa.

Durante il processo di coprogettazione sono stati coinvolti di­versi attori come le amministrazioni comunali, il Gruppo di Azione Locale (GAL), le associazioni di Protezione civile, i risultati sono stati restitu­iti attraverso mappe analitiche che mettono a sistema la pianificazione emergenziale, quella ordinaria e la percezione del rischio della comunità. I cittadini possie­dono una conoscenza del proprio ambiente che deriva dall’esperienza quotidiana: sanno quali sono i punti di riferimento informali, le vie alternative in caso di blocco delle strade principali, le aree che tendono ad allagarsi anche con piogge moderate, o dove risiedono persone con esigenze speciali che potrebbero necessitare di assistenza aggiuntiva per raggiungere un punto sicuro.

I processi di co-mapping hanno permesso di far emergere le discrepanze tra i luoghi sicuri pianificati e quelli percepiti, i comportamenti scorretti, la presenza di ostacoli e di barriere architettoniche, le carenze funzionali e prestazionali dei percorsi e della rete viaria e hanno consentito di individuare luoghi sicuri e modelli comportamentali alternativi o ulteriori rispetto a quelli già presi in considerazione, innescando opportunità di coprogettazione e modificazione dello spazio e dei comportamenti degli abitanti, che, oltre a rispondere alla fragilità del contesto, diventano occasioni di miglioramento e rigenerazione urbana.

LetteraVentidue Edizioni
2025, 199 pp.
ISBN 979-12-5644-136-5

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